consulenza filosofica

“Chi cerca la consulenza filosofica e quali sono i problemi che lo spingono a farlo?”

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Sono più di 30 anni – 36 per la precisione – che è nata la consulenza filosofica ma ancora oggi  le persone  hanno difficoltà a muovere i primi passi verso lo studio del consulente filosofo e non sempre possiamo dar loro torto: la chiarezza ancora affoga in un mare dove spesso gli stessi consulenti contribuiscono a generare moti ondosi poco convincenti e rassicuranti, la letteratura “seria” è riservata agli specialisti e non invoglia alla lettura chi specialista non è, ed inoltre esistono chiavi di lettura totalmente inappropriate, inesatte e superficiali della professione (mi viene in mente il libello “Il business del pensiero di Dal Lago).

 E così mi capita spesso di sentirmi chiedere “Per quale motivo si viene da te?”, domanda a cui segue un’altra domanda: “Il consulente filosofico di quali problemi si occupa?” A domanda, rispondo puntualmente, cercando di essere più chiara possibile e incoraggiando altre domande per fugare dubbi o ulteriori curiosità.

Oggi riporterò direttamente un passo di Achenbach, tratto dal testo che appare in figura. Leggiamolo insieme per vedere cosa risponde alla domanda “Chi cerca la consulenza filosofica e quali sono i problemi che lo spingono a farlo?”

“Tutti, senza eccezione, quelli che si sono rivolti finora al nostro istituto avevano difficoltà e problemi con se stessi e con gli altri, ma non con la filosofia. Quasi nessuno aveva avuto un diretto interesse per le domande filosofiche. Ciò che sempre ci si aspettava ERA UNA COMPRENSIONE FILOSOFICA E NON UNA COMPRENSIONE PER LA FILOSOFIA (il maiuscolo è mio). Ciò significa: nella consulenza filosofica non siamo richiesti come insegnanti di filosofia ma come filosofi. (…) L’apertura della consulenza filosofica non avviene con una domanda che richiede una risposta filosofica, ma con una relazione intorno al problema, cioè con il racconto di ciò che capita a chi ne è coinvolto: cosa lo turba, cosa lo tormenta, cosa lo irrita, cosa non gli lascia trovare quiete né giungere a risoluzioni mature, cosa lo schiaccia o lo allontana da se stesso, cosa lo ha intricato, cosa gli fa ignorare i desideri e vanificare le speranze, cosa distrugge le sue aspettative, cosa sotterra le sue sicurezze, cosa prepara le delusioni, cosa toglie vigore alle ovvietà, cosa procura una paurosa plausibilità alle incertezze, cosa affascina, spaventa, cosa angoscia o fa paura, cosa frustra, offende, cosa avvilisce, cosa priva dei diritti, cosa lo porta fuori di sé e lo getta fuori strada, cosa lo aliena e, conseguentemente, cosa lo uccide.”

Portiamo quindi in consulenza quel puzzle che è la nostra esistenza e nel quale qualche tessera sta iniziando a schizzar via lasciandoci incerti, esitanti e storditi. Qualunque sia il motivo e la natura di ciò che ci affligge, ciò che ci porterà a varcare la soglia dello studio di un consulente filosofo sarà sempre una richiesta tacita, spesso non riconosciuta e perciò inespressa di chiarimento e comprensione.

Un pensiero riguardo ““Chi cerca la consulenza filosofica e quali sono i problemi che lo spingono a farlo?””

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